«“Il raglio d’asino non sale mai in cielo” e questo è un qualcosa che ci dice che in ostetricia bisogna studiare, ma studiare davvero!»

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Intervista al Professor Sergio Ferrazzani, Professore associato di Ostetricia e Ginecologia, Università Cattolica del Sacro Cuore-Roma, Fondazione Policlinico Universitario IRCCS ‘A. Gemelli’, Roma

A cura del Dottor Stefano Fruci

 

Professor Sergio Ferrazzani

Professor Ferrazzani quale è stata la ragione che l’ha portata ad intraprendere la carriera medica? E perché l’ostetricia?

Provengo da una famiglia in cui nessuno è laureato e secondo mio padre sarei dovuto diventare ingegnere. A scuola andavo molto bene, pluripremiato, ero sempre uno dei primi, nonostante non facessi nulla di particolare per emergere.

Fino alla maturità rimasi fermo sull’ idea che sarei diventato ingegnere, ma in realtà mi ritrovai prima di quanto pensassi a fare il medico.

Probabilmente la scelta di intraprendere la facoltà di medicina è stata influenzata da un mio zio paterno, che era sacerdote, il quale mi parlò del Gemelli e mi disse che si trattava di un università nuova, che stava avendo dei buoni risultati iniziali, quindi molto promettente.

Durante il corso degli studi mi appassionai molto alla medicina, al punto che decisi che avrei dovuto fare il massimo di ciò che offriva la medicina a quei tempi e ritenevo che il massimo fosse diventare neurochirurgo.

Alla fine mi ritrovai a fare l’ostetrico, infatti volevo fare il chirurgo ma non volevo abbandonare la medicina per cui la patologia ostetrica era un compromesso ottimale tra la chirurgia e la medicina.

Ricordo che andai molto bene all’ esame biennale di patologia generale tanto che a quei tempi il Direttore di patologia voleva che iniziassi a frequentare i loro laboratori, io invece decisi di fare la patologia ostetrica che era una scienza in evoluzione. Fu così che mi ritrovai a fare il patologo ostetrico.

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